Vuole lasciarli tutti i suoi regali-criminali il presidente del crimine egiziano. Così mentre annuncia “solo” un altro quadriennio di potere, per poi pensionarsi e dal 2030 osservare nuovi fatti e misfatti sulla pelle dei concittadini in residenze dorate dentro o fuori il Paese, Abdel Fattah al-Sisi continua ad assecondare persecuzioni attuate dalla sua magistratura. E indubbiamente orchestrate dal sistema repressivo da lui creato in concerto con la lobby militare. L’ultima vittima è la nota giornalista Lina Attalah arrestata in questi giorni nientemeno che nel corso di un’udienza in tribunale. Le imputano quel che era sotto gli occhi di tutti: la gestione del sito d’informazione Mada Masr, organo indipendente in lingua inglese di cui era fondatrice e caporedattrice. E in una scena che sembra surreale ma in Egitto è miserabile realtà, durante il dibattimento agenti della sicurezza hanno circondato la cronista, l’hanno sollevata di peso e portata via fra le proteste d’un inascoltato collegio di difesa. Tutto s’è svolto al cospetto d’un giudice che non ha avuto a che ridire, ha chinato la testa in un gesto d’umiliante obbedienza e totale subalternità all’impostura di regime. La condanna cui altri magistrati vogliono sottoporla consiste in una multa di tre milioni di sterline egiziane, pari a oltre cinquantamila euro, perché il sito web di sua competenza non aveva autorizzazioni. In attesa della corresponsione dell’enorme sanzione pecuniaria, Mada Masr è stato oscurato, la giornalista arrestata e come da costume di regime familiari e colleghi non conoscono termini di scadenza e luogo di detenzione. Si vocifera che l’alta cifra della multa possa venire raccolta da alcuni imprenditori e versata per la liberazione di Lina, ma tutto è ancora nel vago.

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