Il primo a parlare di austerità, come ai tempi della pandemia da Covid-19, è il premier indiano Narendra Modi. Non lo fa riferendosi al nuovo spettro che s’aggira per il globo, l’infezione da Hantavirus, lo indirizza sull’instabilità incistata da taluni conflitti, soprattutto quello statunitense contro l’Iran che blocca i flussi energetici nello Stretto di Hormuz. Così fra un raduno religioso e un comizio (in diversi Stati federali si è votato di recente) che l’hanno visto incoerentemente far muovere masse di cittadini, il leader maximo del Bharatiya Janata Party detta indicazioni alla popolazione più ingombrante del mondo. "Dobbiamo ridurre l'uso di benzina e gasolio. Nelle città con linee metropolitane dovremmo provare a viaggiare in metropolitana... Se dobbiamo usare l'auto, allora dovremmo provare a condividerla con altri” ha esortato il primo fra i 1.380 milioni di indiani. Lui è ovviamente fuori dai giochi, deve guidare il Paese, confrontarsi coi grandi, cercare rimedi per i bisogni che sono ciclopici: la nazione importa il 90% del suo fabbisogno di petrolio e il 50% di gas, e quel che accade soprattutto in Medio Oriente si riflette pesantemente sull’economia e la vita stessa della popolazione. Esplicito l’invito a smettere di viaggiare, naturalmente per quella fetta della popolazione che lo fa perché può permetterselo, come esplicito è il richiamo a un rilancio del lavoro domestico, online e a incontri virtuali. Così sei anni dopo tutto ciò che l’India non fece durante la diffusione del Coronavirus, il rigore torna fra le priorità d’un governo che fa del pressappochismo e dell’incoerenza una ragione di vita. Non è l’unico, certo, ma la stampa non domata dagli ‘arancioni’ sottolinea in queste ore l’incongruenza fra il dire e il fare del Primo Ministro. Negli ultimi tre giorni gli impegni l’hanno portato a: Bangalore per celebrazioni, quindi più a nord nello Stato di Telangana dove l’agenda prevedeva pose di prime e seconde pietre per ferrovie, strade, aree industriali. E ancora su e giù in elicottero all’inaugurazione di un’immensa struttura ospedaliera privata finanziata da Bandi Parthasaradhi Reddy, un riccone che siede nella Camera Alta del Parlamento Indiano e che è bene tenersi amico, al di là degli orientamenti di partito. Chi, politicamente parlando, fa le pulci al premier ammette che non tutti gli appuntamenti potevano essere disbrigati dal suo ufficio di Delhi, ma l’indispensabilità di tale presenzialismo energeticamente gravoso era assolutamente evitabile. Tanto più che in mezzo a tanti incontri Modi continua a lanciare dagli schermi e pure dal vivo sermoni di contenimento di consumi e austerità, e li lancia a una copiosa folla giunta nei luoghi dove si reca. Dopo aver chiesto agli stessi apparati amministrativi interni di coadiuvare una linea d’austerità Modi è volato nell’amato Gujurat per una cerimonia al tempio di Somnath, uno dei dodici santuari hindu dedicati alla dea Shiva. Anche lì la quantità di persone giunte non proprio dal circondario era strabordante. Insomma quest’esposizione personale ottiene l’esatto opposto di quanto Modi raccomanda in contemporanea. Oggi sono previste cerimonie a Guwahati, località sull’immenso Brahmaputra, dove i ras locali del Bjp hanno organizzato ciclopiche presenze dei sostenitori, sottovalutando completamente i richiami al rigore. Schizofrenia allo stato puro ovvero discrepanza fra princìpi teorici e comportamenti reali dell’ennesimo sovrano sotto spoglie di statista.










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