Due punti fermi della contestazione al potere degli ayatollah iraniani, simbolico l’uno, il velo obbligatorio per le donne, molto concreto l’altro, il ruolo della Guida Suprema, risultano piegati o comunque sospesi. Dai tempi della tragica fine di Masha Amini, ormai tante donne specie giovani e soprattutto nella capitale, mostrano fieramente la capigliatura al vento. Niente più fermi, addirittura evaporati i controlli della Polizia Morale, sebbene nello scorso gennaio molte, troppe donne sono finite vittime della repressione seguita alle precedenti proteste. Col secondo atto di guerra israelo-statunitense deflagrato il 28 febbraio è caduta anche la figura politico-spirituale del regime. Non solo il vecchio Khamenei, che per oltre un trentennio ha incarnato la continuità della Rivoluzione Islamica khomeinista, ma pure del suo sostituto, peraltro un erede di sangue che sa di blasfemia verso gli stessi dettami del Ruhollah. S’è detto che il sistema abbia scelto Mojtaba per rintuzzare con la familiarità la furia d’un nemico avvezzo al crimine omicida per sperare nel cambio di regime. Quel figlio ha pagato lo scotto della parentela e della vicinanza logistica al padre preso di mira dai missili, così da restare lui gravemente ferito e da quell’istante impresentabile al mondo e agli stessi concittadini fedeli. La massima autorità incarnante il velayat-e faqih costretta a rimanere in ombra per ragioni di salute. S’è anche ipotizzato un decesso del Khamenei junior insieme ai parenti, moglie e figli suoi, ma Teheran ha smentito: Mojtaba è costretto a non apparire per ragioni d’incolumità. Le stesse contromosse persiane ai bombardamenti fin dentro le proprie case e al reiterato e sfibrante assedio economico puntavano alla sua investitura per non cedere su nessun punto agli aggressori. Comunque l’incarico supremo resta incartato. Così il cambio di regime risulta tutto interno al regime, con un’ufficializzazione di compiti e rappresentanza per quei Guardiani della Rivoluzione potentissimi ma finora agganciati alla voce del lider massimo degli ayatollah e del Paese.
Invece l’ultima guerra, l’eliminazione diretta di figure di primo piano del ceto di comando, e la tattica di bloccare Hormuz, più pungente dei missili balistici sventagliati dai comandi dell’Artesh fra Israele e i lidi di talune petromonarchie troppo yankee tanto per non perdere la faccia, propongono una realtà politica che non incentiva affatto il salto in avanti o un ritorno al passato sognati dalle diverse schiere d’oppositori. Nell’ora della diplomazia forzata materializzata pur fra cento incertezze a Islamabad, Teheran lancia negoziatori militari, facce note attualmente dotate di tutti i poteri del sistema-Stato dopo la disarticolazione del Gotha interno cercata a suon di missili da Netanyahu e Trump. Il prototipo è Mohammad Qalibaf che nonostante un mandato lungo dodici anni come primo cittadino della capitale e pur vantando un pedigree da Pasdaran, non era mai riuscito a diventare primo cittadino della nazione, soccombendo ai chierici, dal moderato Rohani al conservatore Raisi. Ora i negoziatori della Casa Bianca per sbloccare la vicenda del blocco sul mare Persiano o Arabico che dir si voglia, un nodo gordiano che strangola l’energia del mondo, devono interfacciarsi con l’uomo delle antiche bocciature interne, inorgoglito dall’occasione del suo personale riscatto messo al servizio della Patria. Con lui c’è Araghchi, ennesimo laico e anch’egli Pasdaran, addirittura più enigmatico fino a un esasperante (per gli interlocutori assisi sull’altro versante del tavolo) pragmatismo. Negoziatore esperto, già in campo per le vicende del nucleare, che nel secondo vertice pakistano lanciato, ricusato, rinviato dalle parti eppure scadenza inesorabilmente necessaria, rafforza la schiera degli ex ragazzi della guerra Iran-Iraq. Una generazione che non molla, cui l’attuale ministro degli Esteri iraniano aggiunge personali doti di temporeggiatore. Forse agli affaristi Kushner e Witkoff sarebbe convenuto più incontrare qualche anziano ayatollah anzichè ex militari desiderosi di riscatto.
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