L'autoproclamato padrone del globo, l’imprenditore Donald Trump alla seconda presidenza degli Stati Uniti, dopo aver deciso di bombardare, assieme al premier israeliano Netanyahu, per trentanove giorni l’Iran; causato oltre duemila vittime, in gran parte civili; colpito numerosi responsabili militari, politici, religiosi di quel Paese; provocato distruzioni d’infrastrutture indispensabili per la sussistenza della popolazione e i suoi movimenti su un territorio in gran parte montuoso e in ampi tratti desertico; minacciato di radere al suolo ulteriormente attrezzature, istallazioni e reti; definito “animali da riportare all’età della pietra” i rappresentanti di governo e gli stessi iraniani in genere, è sfiorato da un’idea proibita. Aprire il Nuclear Football, in gergo la valigetta nucleare; far identificare il ‘biscotto’ come viene definito il tesserino coi codici identificativi generati dalla National Security Agency; comunicare l’ordine d’attacco al Centro di Comando, coadiuvato dal Segretario alla Difesa, attualmente Peter Brian Hegseth, ex ufficiale della Guardia Nazionale e conduttore televisivo, collocato da Trump medesimo nel posto strategico con un giudizio entusiasta “Lui sta facendo un ottimo lavoro”. E’ quasi la scenografia del mitico “Il dottor Stranamore – come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”, film profetico di Stanley Kubrick che, come nel suo stile, meditava amaramente sui pericoli di chi governa le armi di distruzione di massa. La pellicola è del 1964, il reale uso delle atomiche da parte statunitense c’era già stato nell’agosto 1945. I ruoli attuali sono diversi, non qualche generale come nella finzione filmica, ma il presidente in persona è animato da fremiti catastrofici, il mondo continua a restare impotente spettatore. Insomma minaccia di giungere a questo il tycoon biondo, cacciaballe o distruttore, di persone, beni e tesori del genere umano? Lo sapremo in piena notte.
I termini per giungere a un avvicinamento fra le parti sono stati tessuti da un generale, fattore non rassicurante. Ma il pakistano Amir Munir, primo fra pari d’un gruppo che comprende anche ministri degli Esteri del suo Paese, di Turchia, Egitto e Arabia Saudita, è considerato uomo di potere con la testa sulle spalle, specie quando deve equilibrare situazioni internazionali che hanno comunque una ricaduta nella propria travagliata nazione, ridondante di abitanti, bombe atomiche, singulti jihadisti e incubi separatisti. Quest’ultimi, riguardanti il Belucistan, l’avvicinano alle preoccupazioni di pasdaran e ayatollah, le armi lo fanno dipendere dagli Stati Uniti, ma con possibili trasmigrazioni verso la Cina, con cui condivide pure l’affanno degli approvvigionamenti energetici. Ed è su questa crisi allungata in gran parte del globo che lo spirito americano muove i propri strali. Con un gemito “umanitario”, perché di gas e petrolio i Cinquanta Federati a Stelle e Strisce sono strapieni e se impongono di riaprire lo stretto di Hormuz alle petroliere è per garantire l’energia all’intera specie terracquea. Questa è una delle quindici richieste trumpiane, cui seguono: lo smantellamento del piano nucleare iraniano, la consegna dei 440 chilogrammi d’uranio arricchito al 60% (le stime sono dell’Aiea), la limitazione della gittata dei missili di Teheran, la fine del sostegno agli alleati regionali, in primo luogo Hezbollah e Houti. Fra le dieci controproposte avversarie spiccano: il cessate il fuoco immediato e totale, sul fronte interno e libanese. Nessuna ulteriore aggressione alla nazione, l’azzeramento delle sanzioni, una nuova giurisdizione per Hormuz su cui l’Iran ora vuole gestire un pedaggio per il transito delle petroliere e un controllo su una fetta del greggio, appunto quel 20% transitante in loco. Posizioni finora da braccio di ferro, poiché Trump la pensa come abbiamo ricordato e di contro col portavoce della Commissione Parlamentare per la Sicurezza Nazionale, Rezai, gli rispondono "Non vale la pena di prestare attenzione alle sciocchezze di Trump. La strategia dell'Iran è la dura punizione dell'aggressore e la sua resa". Quanto sia propaganda e parodia a Levante e Ponente, lo vedremo. I brividi per soluzioni ben più devastanti e definitive di quelle solcate da Tomahawk e Mop restano. Nella notte e oltre la notte. Per non finire in una notte eterna.



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