giovedì 30 aprile 2026

Chi sa parli

  

“Chi sa parli” afferma Gad Lerner. Lui magari non sa, fra gli ebrei d’Italia è comunque considerato un borderline, famoso e lodato ma pur sempre un ex gruppettaro. Eppure l’intelligenza e l’acume giornalistico che lo caratterizzano dovrebbero aver sommato ciò che la Comunità Ebraica Italiana mostra da tempo, non nei presumibili lati oscuri di formazioni paramilitari organizzate al proprio interno, ma nei suoi rappresentanti ufficiali collocati nelle cariche più rappresentative. La Comunità nell’ultimo ventennio ha conosciuto passaggi di consegne inappropriate per una visione democratica delle relazioni nazionali e internazionali. La composta e anche un po’ austera figura del rabbino Toaff, è ormai un ricordo per chi di quella collettività fa parte e per gli stessi osservatori esterni. Quell’uomo erudito e tollerante, lui sì combattente nella Resistenza, ha avuto successori non solo non all’altezza del proprio valore, umano prima che intellettuale, ma opportunisticamente votati a fare da cassa armonica non dell’ebraismo ma della linea dello Stato d’Israele. Linea criminale come i suoi governi. Se il passo marziale, potenzialmente omicida - ed è bene che la magistratura lo persegua per questo reato - di Eitan Bondì, lo sparatore di pallini contro gli attivisti dell’Anpi, non è frutto d’una semplice pulsione soggettiva, ma ha covato nella brodaglia che i padri e le madri, non quelli naturali ma politico-spirituali della comunità stessa, hanno divulgato per anni, c’è ben poco da indagare. I pilastri ideologici d’un ebraismo militante, arrembante, intollerante alla stregua del peggiore oltranzismo razzista incarnato dai gruppi dei coloni ultraortodossi sparsi nei Territori Occupati sono sotto gli occhi di tutti. Bastava ascoltare i discorsi che gli ex presidenti della Comunità Ebraica d’Italia Riccardo Pacifici  e Noemi di Segni hanno sciorinato per anni con annesse punte d’odio verso chiunque non accettasse le loro farneticazioni tessute all’unisono coi gli esecutivi di Tel Aviv. E’ semplice Gad, un altro passettino: basta ricordare. E se non è mai troppo tardi, la cura a una diffusa intransigenza suprematista ebraica deve partire da lì.

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