sabato 4 aprile 2026

Top gun

 

   

Lavora duro il top gun statunitense. Impiega circa quattro anni per essere al massimo del rendimento: teoria e centinaia d’ore di volo reale, e prim’ancora, di volo simulato per centocinquanta ore. La passione può rivelarla solo lui, probabilmente non semplice gioia d’attraversare le nuvole. Per quella ci sono i Boeing di linea, ma a quelli ci arriva a quaranta e fischia, visto che a venti l’adrenalina lo spinge verso il proibito alla maggioranza degli umani. Entrare nella United States Air Force, non è roba da tutti, selezioni severissime quasi e forse più dei colleghi della Nasa.  Perciò test fisici, attitudinali, psicologici, il primo annetto di voli intensi anche se quello supersonico arriverà dopo. Seguiranno: accademia di terra, studio sui sistemi radar, motori, idraulica, gestione d’emergenza e procedure d’arma senza rischio. Un volo con accanto l’istruttore diventa il prodromo per l’esame che rende il tenente (è il grado minimo per trasformarsi in un Combat Ready) una macchina da guerra. Tenente, come Tom Cruise nel ruolo di Pete Maverick, che ne ha lanciato la carriera hollywoodiana. E’ ancora lui l’eroe che può ispirare gli attuali killer dell’aria delle squadriglie a Stellestrisce? Può darsi. Probabilmente c’è dell’altro. Dal Patriot Act bushano che stimolava l’Enduring Freedom in Afghanistan, dove nelle prime settimane l’aviazione di guerra seminava morte sui civili e superava ampiamente le tenzoni aeree del film di Scott fra gli F-14 e i Mig sovietici. Sebbene, ricordiamolo, la pellicola era lanciata in piena epoca gorbacioviana con tanto di glasnost e mani tese fra i due Blocchi. Insomma s’è passati da un ipotetico scontro fra pari al tratto saliente delle guerre del Terzo Millennio in cui la forza della tecnologia maramaldeggia il nemico. Queste comunque sono logiche da Stato Maggiore e da ceto politico, il pilota, l’aviere iperspecializzato e superdotato che non è il semplice soldato Ryan, perché sceglie quella strada? 

 

Denaro, forse. Le cifre lo confortano. I guadagni oscillano, secondo il grado, da 90.000 a 160.000 dollari lordi annui. Negli ultimi tempi chi esce dalla più nota scuola di Top gun sita presso la US Naval Air Station di Fallon nel Nevada può contare - certo dopo aver sparato, distrutto e ucciso per almeno un ventennio - sul Blended Retirement System che gli garantisce una pensione con un aggancio a un fondo d’investimento. La quiescenza non è altissima, sfiora il 50% del precedente stipendio, però l’ex pilota può godere di benefici importanti: accesso a mutui immobili agevolati senza alcun anticipo, prodotti di vario genere esentasse, coperture delle imposte universitarie per sé stesso e i figli.  Già i pargoli. Nello spirito patriottico saranno orgogliosi d’un papà eroe alla maniera di attori che ne simulano le gesta. In ogni caso lui può continuare a volare, tanti piloti di F-15 passano alla Delta, American Airlines e altre compagnie con stipendi annui fino a 400.000 dollari. Lordi naturalmente e non esentasse. Per il nostro pilota gli anni sui caccia rappresentano un lavoro complesso, gravoso ma in fondo un’occupazione come altre. Con rischi altissimi nei conflitti, sebbene i cosiddetti dog flights appartengano allo scontro diretto fra combattenti dei cieli, come nel citato film, non alle operazioni scagliate su civili, nello sventramento di edifici, scuole, ospedali, ponti, strade. Del resto i comuni mortali non potrebbero avere capacità reattive, sangue freddo, piglio frenetico e quasi orgastico, nel mirare e centrare in un nanosecondo l’obiettivo suggerito dal comando o dall’Intelligenza artificiale che guida la missione. Il top gun sì. Riesce. Agisce. Colpisce. Azzera. Distrugge. Uccide. Poi può succedergli d’essere centrato dalla contraerea come ieri nei cieli iraniani, di finire disperso nella polvere di Kohgiluyeh e Buyer Ahmad, a cento chilometri dal confine iracheno, in un’area a ridosso delle basi amiche, ma non recuperabile dai propri commilitoni che volano in ricognizione provando a rintracciarlo.  Cercando quel giovane o quel padre di famiglia ch’era lì a distruggere cose e famiglie. Come da trentacinque giorni a questa parte.

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