Bluffando, ops!, comunicando su X il principino Pahlavi ha invitato i membri d’una presunta rete definita “Guardia Immortale” ad attaccare i centri di potere degli ayatollah, peraltro da diciassette giorni sottoposti a fitti bombardamenti israelo-statunitensi. Attaccarli come? Com’è accaduto ai primi di gennaio quando gruppi di manifestanti bruciavano caserme dei Pasdaran e sparavano sui poliziotti, ricevendo in cambio la ferrea repressione del governo che ha provocato migliaia di vittime. Oltre settemila secondo il ministero dell’Interno, fino a quarantamila a detta dell’opposizione. La recente esortazione del pretendente al ripristino del ‘trono del Pavone’ va a confermare le tesi del governo di Teheran che, durante le proteste di tre mesi or sono, nelle strade di varie città iraniane agissero gruppi di sabotatori e terroristi. Oggi definiti dal richiamo di Reza Pahlavi “valorosi eroi della Guardia Immortale”. Osservatori interni e esteri hanno ipotizzato azioni d’infiltrati, spie e agenti dei Servizi, accanto o in collegamento coi quali l’orgoglio para monarchico contrapporrebbe migliaia di cellule dei suddetti ‘guardiani dell’Immortalità’ ai Guardiani della Rivoluzione khomeinista. Le interpretazioni operate da taluni siti di analisi geopolitica variano nel valutare sia il desiderio di Ciro il piccolo di continuare a proporsi quale leader d’un cambio di regime, sebbene il medesimo sia totalmente fallito, ancor più dopo l’aggressione bellica delle due ultime settimane alla quale, pur sotto le bombe, con quasi duemila vittime in gran parte civili e dodicimila strutture anch’esse civili distrutte (abitazioni, scuole, moschee, centri sociali e d’assistenza) i seguaci dell’attuale governo rispondono con orgoglio e determinazione. Sia la reazione dell’opposizione repubblicana che sbotta davanti alle velleità Pahlavi e le schernisce, chiedendo dove sarebbero le 160.000 diserzioni di militari vantate e presenti solo sui cervellotici proclami dell’illustre oppositore parigino. Insomma l’altra opposizione della diaspora, diversificata da Reza junior non solo da visioni laiche lontane dalla monarchia ma da intenti meno illusori, sottolinea come quelle dichiarazioni facciano acqua, presentando il fronte monarchico come un doppione dell’organizzazione dei Mujaheddin del popolo, costoro sì, sostenuti dalla Cia, magari nell’esecuzione di attentati sul territorio iraniano, eppure insufficienti a scatenare una guerra civile per abbattere il regime. Alla più concreta adesione giovanile a un rifiuto della pervasività del clero seguendo princìpi riformisti e progressisti, fra l’altro scomparsa sotto le bombe “liberatorie” di Tel Aviv e Washington, i “realisti” pahlaviani continuano a vantare una presa su strati della popolazione desiderosi di tornare al passato che potrebbe avere fra le prime città liberate centri del Belucistan come il capoluogo Zahedan. Lì Pahlavi potrebbe rientrare. Ma si tratta di sogni più che di idee, in un conflitto parallelo basato sugli annunci, e in certi casi su vere e proprie chiacchiere senza riscontri, fuori dalla cerchia dell’attivismo pro Shah, cautamente parcheggiato lontano dagli “amichevoli missili” di Netanyahu e Trump.

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