sabato 7 marzo 2026

Faccia di spia

 


Segnalato come spia del Mossad e addirittura giustiziato dopo l’arresto da parte dei suoi subalterni Pasdaran, Esmail Qaani è il super generale iraniano al centro d’un mistero. Quest’ultima ipotesi proviene dalla stampa emiratina The National che può avere tutto l’interesse per gettare discredito sull’uomo e sul regime di Teheran, visti gli attuali risvolti dello scontro in corso in Medio Oriente in cui il ricchissimo regno di bin Zayed si ritrova coinvolto per la prossimità geopolitica con Israele e gli Stati Uniti. Di fatto Qaani già in altre circostanze era stato dato per morto e nel 2024, ben prima dell’attacco dei ‘dodici giorni’ del giugno scorso sempre per mano delle aviazioni israeliana e statunitense, era stato prelevato e posto in isolamento con alcuni collaboratori. I dubbi ruotavano attorno a fughe di notizie sugli apparati di difesa iraniani. Era insomma sospettato d’essere al soldo e al servizio dell’Intelligence israeliana che riusciva a colpire dall’interno uomini e apparati della Repubblica Islamica. Peraltro Qaani non è uno dei tanti comandanti di vertice di Teheran, dall’inizio del 2020 supervisiona l’apparato più sofisticato delle Guardie della Rivoluzione: la Forza al Quds che tesse la rete delle alleanze nel celebre “Asse della Resistenza”. Creata dal predecessore Qassem Soleimani che un omicidio mirato, voluto da Trump nella sua prima amministrazione, aveva eliminato a Baghdad a inizio di quello stesso anno. Se Qaani abbia subìto la condanna a morte in patria non è notizia accertata, bisognerà vedere se i suoi repressori confermeranno e sveleranno i contorni del tradimento. Certo è che la precisione con cui Israele e Stati Uniti stanno colpendo il questi giorni obiettivi materiali e umani (a parte la strage della scuola elementare di Madib che ha tutta l’aria del terrorismo di guerra anziché dell’errore) conferma i sospetti di collaborazioni interne, e non soltanto l’utilizzo della sofisticata tecnologia elettronica, satellitare, digitale e d’intelligenza artificiale di cui di due eserciti dispongono.  Quanto accade da tempo in varie aree del territorio iraniano fa supporre la presenza d’una articolata rete d’informatori, organizzati a vari livelli con ruoli d’infiltrazione e trasformazione al fine dell’infedeltà. Da oltre un anno le situazioni in cui Qaani sfuggiva ad agguati in cui sono caduti suoi colleghi generali destavano allerta, sebbene lui vantasse un passato di tutto rispetto. Veterano della guerra Iraq-Iran dal 1982, aveva consolidato la carriera anche in base all’identità familiare e alle origini a Mashhad, la città santa del nord-est del Paese luogo di nascita di Khamenei. Vantava una devota vicinanza alla Guida Suprema, l’inserimento nell’élite della Forza al Quds come vicecomandante dal 1997, secondo solo a Rahim Safavi e al citato gran capo Soleimani. Il compito di contatti internazionali che la struttura d’eccellenza dei Pasdaran prevedeva non solo in Medio Oriente, ma in Sudamerica (Venezuela, Brasile) e nel continente africano (Gambia, Senegal), gli hanno consentito, specie in passato, una mobilità logistica grazie alla quale potrebbe essere stato “reclutato” dai Servizi israeliani. Oppure tutto si è svolto in casa. La presenza del Mossad sul suolo iraniano, diretta o tramite elementi fidatissimi, avrebbero consentito l’aggancio.

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