giovedì 5 marzo 2026

Necropoli


  

Visto dall’alto il cimitero di fortuna di Minab, nell’Iran meridionale, appare simile alle strutture del Neolitico dove il genere umano trovava riparo. Fori a metà fra porta e finestra oppure vuoti e pieni ricavati dalle rocce. Invece ciascuna di quelle buche, realizzate dalle scavatrici gialle, è una fossa, una tomba che ospiterà le faccine ormai senza vita dei bambini della scuola elementare centrata dai missili israelo-americani sin dal primo giorno dell’assalto alla nazione iraniana. Lo statunitense Pete Hegseth, ex ufficiale della Guardia Nazionale e conduttore televisivo di Fox News, postosi al servizio di Trump come Segretario alla Difesa, dopo tre giorni dal massacro, avvenuto con la tattica vigliacca dei due tempi: un primo missile lanciato sull’edificio con vittime e superstiti, un secondo razzo teso a colpire quest’ultimi e i soccorritori così da raddoppiare la morte, ha affermato che verrà aperta un’inchiesta sull’accaduto. In prima battuta la voce dell’US Army aveva giustificato il presunto ’errore’ con la vicinanza d’una caserma dei Pasdaran. Già la dinamica della doppia esplosione pone seri dubbi sul possibile “danno collaterale”, comunque è la più che scivolosa retorica dell’uomo di Trump a confermare la linea della violenta arroganza e delle falsità della Casa Bianca. Del resto sin dalla sua preferenza da parte presidenziale Hegseth s’era tirato dietro critiche per trascorsi grigi se non proprio neri. Cattive condotte sessuali (forse per questo Trump l’adora) e pessime gestioni finanziarie sono state le sue perle che gli costavano la metà dei voti contrari fra i senatori repubblicani. A sostenerlo, salvarlo e farlo nominare è giunto il gradimento del vicepresidente Vance. Il curriculum dell’ufficiale Pete cita un percorso formativo nella base di Guantanamo, da cui l’amore per la guerra espletato nel 2004 in Iraq, partendo volontario per Baghdad e Samarra. 

 

Tre anni è durato il suo impiego operativo che ha contribuito a fare di quel Paese un campo di sterminio per civili; ovviamente Hegseth era in ottima compagnìa non soltanto nel cameratismo di plotone. C’è poi stato uno stop e il ritorno a casa nel 2007 con nuove trasmissioni televisive. Ma avendo precedentemente acquisito il grado di capitano, Hegseth non s’è fatto mancare una puntatina in Afghanistan dove, in qualità d’istruttore per operazioni di contro insurrezione, ha operato nel Traning Center di Kabul. L’uomo è certamente un patriota, secondo i canoni disposti ben prima di Trump da George W. Bush. Lo mostrano pure i simboli stampati, pardon, tatuati a fior di pelle che predicano Deus vult davanti a una Croce di Gerusalemme (simbolo dei cristiani d’Oriente) di cui l’odierno segretario alla Difesa va orgoglioso. Magari per tale vicinanza alle chiese mediorientali s’è sempre dichiarato un “nazionalista cristiano pronto per la Crociata americana” volta a “una Guerra Santa per la giusta causa della libertà umana”. Tali dogmi, per i quali combatte oggi con le parole messe al servizio del presidente-tycoon, sono quelli che rendono sacro l’assalto al nemico iraniano che l’amministrazione americana vuole schiacciare perché è una minaccia al mondo civile. Il proprio. Questa presunta civiltà è quella con cui si dispone della vita e della morte non tanto dei rivali geopolitici, comunque eliminati barbaramente in maniera proditoria, fosse pure l’ayatollah Khamenei, ma meritoria dell’errore anche se produce orrore. I bambini di Minab erano innocenti figli dell’Iran, diventati non solo martiri secondo il credo sciita, bensì il frutto d’una devastazione prodotta da una guerra tutt’altro che santa secondo la macabra follìa dell’invasato mister Hegseth. Quegli scolari rappresentano il frutto dell’holokauston, letteralmente “cosa interamente bruciata”. Che poi è il pensiero unico della miserabile geopolitica di israeliani e statunitensi non solo verso l’Iran islamico, ma contro la plurimillenaria civiltà persiana.

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