La guerra nella guerra. L’esplosione fra la gente accanto ai missili sulla gente. E’ quant’è accaduto stamane nella piazza Ferdowsi di Teheran dove la cittadinanza s’è radunata per ricordare la “Giornata di Al-Quds”, istituita dal 1979 per esprimere il sostegno alla Palestina e opporsi all'occupazione israeliana dei territori dove quella popolazione vive e resiste al proprio sradicamento. Una donna risulta uccisa, non si sa se dalla deflagrazione probabilmente d’un ordigno lasciato lungo il percorso della marcia o per le schegge di bombe che continuano a colpire la capitale iraniana e che cadevano intorno al luogo della commemorazione. Se vale la prima ipotesi, la mano straniera infiltrata a Teheran o quella oppositrice che si presta alla devastazione omicida, continua a colpire la casa iraniana. Alla cittadinanza che difende la patria, questa mano fa più male di quella, sicuramente più potente e spettacolare, della ‘guerra dei mondi’ voluta da Netanyahu con la complicità di Trump. Le agenzie locali hanno sottolineato come Israele avesse minacciato la popolazione di sgomberare l’area di Ferdowsi perché pianificava un attacco. Eppure i sostenitori del governo sono egualmente usciti dalle case, per non mancare un appuntamento celebrato annualmente e che con la desertificazione di Gaza da parte di Israel Defence Forces, l’occupazione sempre più asfissiante della Cisgiordania per mano dei coloni protetti dall’esercito, diventa un obbligo di solidarietà internazionale. Ora che il comune nemico amplia il suo disegno d’espansione a danno di palestinesi, libanesi e siriani, tutto questo necessita d’un ulteriore supporto. Gli iraniani mobilitati sanno che l’ora è grave per le genti del Medioriente e per sé stessi, diventati bersaglio del piano distruttivo sionista sostenuto dall’attuale amministrazione statunitense. Un report dell’emittente Al Jazeera, l’unica coi suoi corrispondenti locali capace di seguire quasi ogni avvenimento in un territorio infiammato e devasto dal conflitto, parla di slogan antiamericani e antisraeliani che accompagnavano le immagini di martiri e combattenti palestinesi assassinati nei due anni e mezzo di assalto alla Striscia e ai Territori Occupati. Un massacro di civili proseguito anche nelle sedicenti settimane di tregua con circa un ulteriore migliaio di vittime. Questo è il commento del cronista della tivù qatarina: “La piazza lancia un duplice messaggio. Le emozioni fortissime delle persone che s’uniscono alla manifestazione solidale mentre il Paese è vittima di attacchi americani e israeliani. Si è vicini ai palestinesi e si sostiene il Paese che subisce una seconda aggressione dopo quella dello scorso giugno. Ma stavolta è guerra aperta”. Un’emergenza e un’incertezza che non impediscono a chi difende la nazione di esporsi durante gli stessi bombardamenti. Differentemente dall’opulenta società israeliana, peraltro molto meno numerosa, gli iraniani non posseggono bunker privati dove ripararsi o addirittura trascorrere intere giornate. Le proprie difese non dispongono del costosissimo scudo di missili intercettori dell’Iron Dome, peraltro impossibile da strutturare su uno spazio vasto sei volte l’Italia. Vivono dunque sotto le stelle e attualmente sotto i missili nemici, nelle notti illuminate dalla protervia di chi vorrebbe negargli un futuro ben oltre la presenza del regime degli ayatollah.

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