martedì 15 marzo 2022

Turkmenistan, l’eredità presidenziale

Negli affari di famiglia presenti nelle ex Repubbliche sovietiche, diventate indipendenti fra il 1991 e ’92, il Turkmenistan sta vivendo la sua saga con un passaggio di consegne fra l’ex presidente Gurbanguly Berdymukhamedov, in carica da un quindicennio, e suo figlio Serdar. Il mese scorso papà Gurbanguly, oggi sessantacinquenne, s’è svegliato dicendo che il Paese necessita di forza giovanile e ha indetto elezioni politiche. Serdar si trovava in pole position poiché aveva già ricoperto il ruolo di Primo Ministro e soprattutto perché aveva da poco compiuto quarant’anni, età minima per ricoprire la carica più alta. Il figlio del Capo di Stato aveva in tasca un programma ineccepibile e lo dichiarava ai media: “proseguire sulla via dello sviluppo che la nazione ha intrapreso in questi trent’anni per migliorare le condizioni dei concittadini”. I numeri danno una mano ai presidenti turkmeni: gli abitanti sfiorano i sei milioni e il sottosuolo ha riserve di gas naturale che rendono il Paese decimo produttore al mondo con un Prodotto Interno Lordo fra i più avanzati dell’Asia centrale. Un Pil salito dal 6% al 23% nei primi anni del Millennio in cui lo sfruttamento dei giacimenti di gas è schizzata in alto. Ma la storia politica recente, vissuta fra la capitale Ashgabat e dintorni, ha rappresentato anche una parziale zavorra, perché la florida economia da Stato redditiere che gira intorno allo sfruttamento del sottosuolo (al gas s’uniscono mercurio e tungsteno, seppure con livelli estrattivi meno elevati), aveva prodotto un isolamento nazionale per i colpi di testa del suo primo presidente Saparmyrat Nyýazov, autoproclamatosi “grande condottiero del Turkmenistan”. Figlio d’un eroe della Grande Guerra Patriottica contro il nazismo, Saparmyrat avvicinò la politica negli anni Sessanta, salì ai vertici dopo che Gorbačëv silurò il vecchio presidente. A Nyýazov non piacevano le riforme della perestrojka, si schierò coi golpisti filo Urss, ma col fallimento del colpo di mano egualmente rimase al potere, cavalcando l’indipendenza e non entrando nella Comunità degli Stati Indipendenti.

 

Si teneva equidistante da Russia e Stati Uniti, esaltando un culto personale sostenuto da statue dorate di sé e sua madre e un libro, fra l’epico e il filosofico (Ruhnama), scritto di suo pugno. O almeno fatto passare per tale. Il testo ovviamente finì nei programmi scolastici e fu avvicinato al Corano, confessione seguita dalla maggioranza della popolazione di origine turcomanna, più la minoranza uzbeka (l’altra minoranza russa s’aggira attorno al 5%). L’esistenza, vissuta con un’autoreferenzialità ingombrante per la popolazione e pure per il suo entourage, venne stroncata da un infarto. La ‘corte’ presidenziale s’orientò sul vice Berdymukhamedov che dal 2007 ha guidato la nazione. Cavalcando la citata crescita del Pil e stabilendo con Mosca e Pechino relazioni legate al prodotto primario, che non è il cotone di cui comunque il Paese detiene la decima posizione produttiva mondiale, ma appunto il gas naturale. La Cina ne incamera fra i 30 e i 40 miliardi di metri cubi annui. E la stessa Russia ne acquista per girarlo ai clienti europei, un’operazione sospesa per un triennio a seguito di controversie sul prezzo, evidentemente aumentato da Ashgabat rispetto alla vantaggiosa cifra fino a quel momento strappato da Mosca. Gli affari sono ripresi nel 2019. Nel 2021 i 5.5 miliardi di metri cubi di gas turkmeno annuale - acquisiti da Gazprom (il contratto durerà un quinquennio) sono raddoppiati e diventati 10 miliardi di metri cubi. Ora nell’elezione di Serdar, che ha promesso neutralità pur non citando la crisi ucraina (il Turkmenistan è fra le 35 nazioni astenutesi dal condannare il Cremlino), l’annuncio è giunto con un considerevole ritardo. La schiacciante maggioranza del 73% che l’ha eletto è parsa agli osservatori generosa anche per un figlio di papà qual è Serdar. L’unico a tenergli testa (si fa per dire) è stato un funzionario d’Università accreditato dell’11%. Per due giorni fra domenica e lunedì la Commissione Elettorale dichiarava di dover contare e ricontare schede incerte, quindi annunciava che si attendevano i voti dei residenti all’estero. Comunque alla fine l’eredità è stata ufficializzata. Dopo due epoche di regime entra in scena Berdymukhamedov II. Gli affari del gas possono proseguire, dentro e fuori i confini turkmeni. 


 

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