mercoledì 10 giugno 2026

Primati

  


Nella corsa ai primati di durata al potere il primo ministro indiano Narendra Modi smania per conseguire traguardi universali. Ovviamente non s’incensa in prima persona. Delega alleati e adulatori. Uno di questi Ram Madhav è particolarmente attivo, innanzitutto per motivi di fedeltà politica, avendo militato ed essendo tuttora membro dell’Esecutivo del Rashtriya Swayamsevak Sangh, il braccio armato razzista e paramilitare dell’attuale gruppo di maggioranza governativa Bharatiya Janata Party, di cui è stato anche Segretario generale.  Insomma questo Ram è un personaggio organico ai citati raggruppamenti e allo stesso premier. La sua seconda caratteristica è quella del  comunicatore; s’è fatto le ossa come redattore di riviste di partito, è dunque espertissimo della più mistificante propaganda e tuttora rappresenta una voce parlante, seppure non ufficiale, del Bjp. Da questo pulpito ha lanciato la notizia: oggi, 10 giugno 2026, il governo Modi coi propri 4.699 giorni di mandato ininterrotto, attraversando tre legislature, supera il record di governabilità di Jawaharlal Nehru. Dunque una tacca più avanti del padre dell’India moderna in carica per 4.398 giorni prima di soccombere alla morte il 27 maggio 1964. In realtà il ‘velinaro di Modi’ lancia una manipolata falsità, visto che Nehru conservò il potere per più di 6.000 giorni. Volutamente Madhav sottrae circa duemila giornate di mandato allo storico premier, annullandone una fase difficile e travagliata inserita negli anni 1947-1952. Perché fa questo? Piaggeria, revisionismo? L’uno e l’altro. Si tratta d’un comunicatore di parte. La piaggeria apparterrà alla sua indole, lo può testimoniare meglio chi ne conosce le gesta quotidiane. Il revisionismo  concerne le strategie dell’attuale staff modiano e soprattutto la linea di partito hindu, spinta a cancellare le altre realtà indiane in ambito storico, sociale, confessionale. In futuro Modi, oggi settantacinquenne, potrà proseguire nel suo ruolo, sebbene già due anni or sono il Bjp ponesse alcuni rappresentanti locali in vetrina per una successione. Fra i più gettonati l’ex premier dell’Uttar Pradesh, il monaco cinquantaquattrenne, sorridente e fondamentalista, Yogi Adityanath. Certo, le elezioni politiche del 2024 hanno introdotto un brivido nelle certezze degli arancioni: l’assolutezza con cui nel decennio precedente avevano primeggiato. Per realizzare un terzo mandato Modi ha ricevuto il sostegno di due partiti, minori ma indispensabili, campioni nei rispettivi Stati: Telugu Desam nell’Andhra Pradesh e Janata Dal nel Bihar. Mentre i residuati d’un passato glorioso ma all’inizio del nuovo millennio decadente, il National Congress Party, risollevati dalle disfatte decennali hanno occupato il doppio dei seggi nella Lok Sabha, offrendo un soffio di vitalità. Questo gruppo non ha l’impatto degli anni d’oro di Indira Gandhi, però il nipote Raul, che ha guidato dell’ultima campagna elettorale, perdendola comunque incrinando lo strapotere del Bjp, proprio in questi giorni ha lanciato il rapporto “Promesse contro realtà” un titolo esplicitamente critico verso il governo di Delhi. Uno dei pilastri delle contestazioni è la crisi energetica, sicuramente mondiale, scaturita dalla chiusura dello Stretto Hormuz ma che in queste settimane vede il gigante indiano letteralmente boccheggiare per le carenze scaturite dalla crisi geopolitica. Tutto ciò può spiazzare gli ambiziosi progetti economici lanciati verso il terzo Pil mondiale, il proprio, che s’inserisce nell’agone sino-americano. Il documento ricorda come negli ultimi anni gli esecutivi indiani hanno beneficiato di prezzi assai contenuti per il greggio, cui non sono seguiti sgravi per i consumatori, subissati invece da ripetuti aumenti fiscali.  Insomma un indice di squilibrio, non solo fra la sempre corposa massa dei poveri ma nello stesso ceto medio lavorativo. Da cui scaturiscono dissapori e contestazioni che nessuna ambizione nazionalista, il Bharat lanciato da Modi, riesce a contenere se non con armi di distrazione di massa legate alla continua ricerca di avversari interni (minoranze religiose) o esterne (il nemico pakistano).  Fin qui le frecciate dell’opposizione cui il premier, cacciatore di primati, può rispondere nel segno d’un preconfezionato carisma. Per eguagliare davvero il bisnonno di Raul Gandhi, dovrà restare in sella per altri cinque anni, rintuzzando critiche e proponendosi almeno per un’altra legislatura. Un sogno che nei Paesi dove i leader inseguono "Guinness" vendendo fumo, non è escluso.

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