Quella di Spin Time potrebbe essere l’ennesima ignobile storia gucciniana d’un capitalismo ottocentesco trapiantato nel Terzo Millennio. La vicenda ha varcato le mura aureliane, è finita nei notiziari nazionali, la conoscono in tanti. Ma ripetiamone i princìpi sociali d’una occupazione abitativa in metropoli da decenni spogliate dell’edilizia popolare per l’inerzia d’ogni partito che le amministra. I numeri degli abitanti delle città italiane non aumentano, aumentano le case, aumenta la cementificazione favorevole a un solo Dio: il denaro d’un mercato immobiliare che fa affari e spacca la cittadinanza fra chi può e chi non può. I primi sono quelli che pur a costo di enormi sacrifici riescono ancora ad acquistare un immobile. I secondi sono i dannati dell’urbe a mille euro al mese se va bene, in città dove urbanisti, architetti e palazzinari continuano il sacco iniziato nel secondo dopoguerra, consumando scriteriatamente il suolo per farne merce e quattrini. A Roma, Milano, Torino, Napoli, Palermo. Ovunque. Questo davanti all’angoscia d’un cambiamento climatico che mette in ginocchio la quotidianità e fa schizofrenicamente parlare gli stessi amministratori che avallano le cementificazioni di ‘isole verdi’ per non crepare di calura. Lo fanno in maniche di camicia quando inaugurano spruzzini d’acqua rivestiti di foglioline mentre fanno innalzare solo grattacieli e complessi d’edilizia residenziale extra lusso, da ventimila euro a metro quadro. Spin Time che uno spazio un tempo pubblico (l’ex sede romana dell’Enpdep) poi privato, lo occupa dal tredici anni è una Comune di solidarietà: spazi per mangiare e dormire in un melting pot di nazionalità con cui si condividono necessità e sogni, quelli minuti ma dal grande cuore che il consumismo di chi ha tanto non sa comprendere. In questa storia ignobile del capitalismo finanziario ci sono dentro politica, partiti, avidità delle strutture che determinano la vita di tutti noi. Una società finanziaria, InvestiRe Sgr, e una banca, Finnat Euramerica, entrambe create dalla famiglia Nattino. InvestiRe è una giovinetta di poco più di vent’anni, ha però idee chiarissime rilanciate come un’etica: fare denaro.
Se la morale del denaro può definirsi tale, per lei tutto fila liscio come l’olio. Ne fa abbasta, vanta sette miliardi di euro di portafoglio immobiliare e un rapporto con 180 investitori istituzionali. Finnat è un’ultracentenaria, nasce nel 1898, si rifà il trucco nel 1961 attraverso la multinazionale Morgan, prosegue la sua attività come banca specializzata nella fornitura di servizi d’investimento per clienti istituzionali, imprese, privati. E affari per affari, gli imprenditori come i Nattino sono andati a nozze con una delle operazioni che un governo dei primi anni Duemila (Berlusconi due) offriva a chi voleva mangiarsi pezzi di Stato: la cosiddetta finanza creativa del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Questi creando la Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici metteva sul mercato, a vantaggio di Paperoni, immobili residenziali e commerciali di ex enti pubblici, qual era l’Enpdep. Fu allora, nel 2004, che InvestiRe Sgr incamerò l’edificio del quartiere Esquilino, uno dei 27.000 più 54.000 immobili dismessi dallo Stato. Il quale incamerava obbligazioni sul mercato finanziario che alla fine del giro di giostra, nel 2009 quando lo SCIP venne sciolto, non aveva prodotto gli introiti sperati perché le spese per il mantenimento delle strutture e la gestione delle vendite s’erano rivelate onerose. L’iniziativa si rivelò in gran parte favorevole a banche, fondi e privati che si ritrovavano per le mani immobili acquisiti sottocosto. Un po’ quel ch’era accaduto agli oligarchi russi che si spartirono le aziende dell’ex Unione Sovietiche all’epoca di Eltsin. Certo, ci potevano essere spine nel fianco. Spin Time rappresenta una variabile nel ‘tempo di rotazione’ che per gli eredi Nattino trasforma beni in capitali. Così l’occupazione del 2013 ha fermato gli interessi più o meno speculativi dei proprietari, aprendo con loro e col Comune una vertenza sul diritto alla casa fino allo sgombro d’una settimana fa. Mentre in queste ore le trattative con Roma Capitale, intesa come autorità cittadina che in un empito d’inattesa solidarietà (a fronte d’un proprio percorso edilizio tutto extralusso e per nulla popolare) vedono InvestiRe Sgr rifiutare l’offerta capitolina per acquistare l’immobile. Il padrone del vapore vuole di più, lascia i deboli su un asfalto che fuma a 60°. Con un cuore a salvadanaio se ne infischia di tutto. E’ l’ennesima storia ignobile del capitale nella Capitale.


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