lunedì 13 aprile 2020

India, torna l’intolleranza sull’onda dell’epidemia


La sempre calda e movimentata India riaccende le tensioni nei difficili giorni della chiusura per l’epidemia di Sars Cov2. Alcuni giovani musulmani intenti a distribuire cibo ai poveri sono stati aggrediti a colpi di bastone, mentre nel Punjab lo speaker dei templi Sikh invitava la popolazione a non acquistare latte dai contadini islamici perché poteva risultare infetto. Messaggi di odio sono diffusi online, e sul web taluni video falsificati mostrano presunti islamici che non usano mascherine di protezione, non rispettano le distanze di sicurezza, non si preoccupano dei rischi dell’epidemia. Però il movimento missionario musulmano Tablighi Jamaat ha offerto il fianco all’intolleranza hindu. Si tratta di una congregazione con decine di milioni di adepti che ha una sede nella periferia di Delhi. Un enorme edificio che funge anche da centro economico, foresteria, agenzia di viaggio, luogo di compere per la comunità che lo frequenta. Il quel luogo il mese scorso s’è svolto un incontro col leader spirituale del gruppo. Era metà marzo e il governo Modi, già in ritardo nell’arginare l’infezione, aveva vietato riunioni di più di cinquanta persone. Eppure l’autorevole esponente del Tablighi Jamaat, Maulana Kandhalvi, teneva un sermone davanti a centinaia di fedeli, tutti a contatto di gomito. Da quell’incontro di fedeli è sicuramente scaturito un focolaio di contagi. Successivamente il governo è corso a rintracciare i partecipanti, ponendoli in quarantena.
Un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato che il governo è dovuto intervenire contro simili incontri per gli oggettivi pericoli di contaminazione. A suo dire, non c’è stato nessun indice di colpevolezza verso la comunità religiosa. Però relazioni stilate da ispettori governativi sostengono che ancora a inizio aprile un gran numero di persone era raccolto nel centro, tutte prive di mascherine e qualsiasi strumento di prevenzione. Un comportamento stigmatizzato anche da parecchi leader musulmani. Così i sigilli posti alla sede della missione islamica e le accuse rivolte dalle autorità di Delhi direttamente a Kandhalvi, per aver col suo sermone attentato deliberatamente e ampiamente alla salute pubblica, non possono venir classificate come azioni persecutorie. Ma i rappresentanti musulmani sono preoccupati dalle tensioni di ritorno, visto che nei mesi invernali fino a febbraio, il fondamentalismo hindu aveva soffiato sul fuoco dell’intolleranza attaccando e uccidendo decine di confratelli. Si sostiene che il governo, anche riguardo alla salute pubblica, proceda in maniera faziosa, perché un conto è muoversi per garantire la sicurezza attorno a un focolaio come quello della sede di Tablighi Jamaat, altra cosa è divulgare a mezzo stampa una sorta di colpa per l’incremento dell’infezione. Su tali ambiguità l’estremismo si accresce. I nazionalisti hindu non si sono lasciati sfuggire l’occasione per minacciare, anche in questi giorni di distanziamento sociale, ronde antislamiche e assedi ai quartieri islamici. E il partito di estrema destra Maharashtra Navnirman Sena ha già lanciato una campagna per dare la caccia agli adepti del Tablighi Jamaat.

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