Nell’assalto che il sionismo religioso sferra allo sciismo militante un ruolo centrale l’assume il denaro. Il mondo ebraico ne ha di più, non da oggi. Lo ha nella casa creata attraverso lo Stato di Israele nel 1948, a danno del popolo che viveva in Palestina. Ne ha nella ramificazione globale, lobby o non lobby, in cui il ‘popolo eletto’ è strutturato. Grazie a tali riserve pecuniarie il governo di Tel Aviv continua a far progredire una spesa militare che proporzionalmente è fra le più elevate al mondo. I dati del 2024 riferiscono un incremento del 65%, raggiungendo quasi il 9% del proprio Pil. Una consistente spinta ai fondi proviene dai cespiti delle comunità sparse nei vari continenti, sebbene Europa e Americhe rappresentino il perno dell’ebraismo. Gli attuali sette milioni di cittadini d’origine ebraica degli Stati Uniti, pur nell’attrazione o nella distonia con taluni successori di Ben Gurion, stabiliscono una vicinanza d’intenti con la creazione sionista sia in politica estera e pure nelle scelte interne, caratterizzate in continuazione da guerre e aggressioni verso palestinesi, libanesi e altre popolazioni mediorientali. Il fiore all’occhiello della difesa del territorio d’Israele, il cosiddetto Iron Dome, ha costi stratosferici: da 50.000 a 150.000 dollari per ogni singolo razzo intercettore. In tal modo l’apparato della forza d’Israele può assaltare e uccidere chi vuole, evitando alla sua gente di subire, almeno nel 90% dei casi, conseguenze letali. In questi tre giorni di scambio di razzi micidiali con l’Iran le vittime civili israeliane sono nove, davanti alle centinaia riscontrate sul territorio nemico. E’ quasi superfluo ricordare come l’arsenale bellico di Tel Aviv sia fra i più attrezzati del globo, dotato da tempo immemore anche di quelle atomiche che ogni governo israeliano, dunque non solo Netanyahu, nega alle velleità persiane. Il diktat è frutto anche del supporto geopolitico di Stati Uniti e alleati occidentali, quelli che in queste ore accusano il governo di Teheran di responsabilità oggettive nell’aggressione ricevuta. Proprio così, per conferme leggere le dichiarazioni di Kaja Kallas.
Tel Aviv, ha almeno novanta testate nucleari, i dati sono datati e le quote potrebbero risultare superiori, però non possiede quegli ordigni che gli hanno consentito di sbriciolare i bunker sotterranei con cui ha reso martire, ultimamente l’odiato Khamenei, e prima di lui altri leader politici e militari sciiti, in Iran, Iraq, Libano. Gli acronimi MOP (Massive Ordnance Penetrator) e RNEP (Robust Nuclear Earth Penetretor) indicano le bombe che attraversano le fortificazioni sotterranee, per ingombro e peso trasportabili solo dal subsonico B2, un super bombardiere creato dalla Northrop Grumman Corporation statunitense. Un gentile omaggio che il Pentagono offre all’alleato, aiutandolo a provocare distruzione, morte e caos. Siamo nella totale pornografia degli ordigni bellici, vanto d’un ceto politico estesissimo, certo non solo sul versante mediorientale, che trova comunque nel duo Trump-Netanyahu compari di stragi. “Li stiamo massacrando” ha detto il tycoon americano in una delle apparizioni televisive di questi giorni. Il riferimento è agli iraniani che oggi contano circa un migliaio di vittime, quasi tutte civili e che prima della dipartita della Guida Suprema, avevano visto disintegrare una scuola elementare con centocinquanta studentesse che erano in classe. Accanto alle armi, acquisite e concesse dall’amico americano, comprese le applicazioni di Antropic Claude di cui s’avvantaggia la sua strategia d’attacco, Israele che sul terreno della cyber-security vanta Graphite e altre perle di spionaggio elettronico, non s’accontenta di colpire i nemici tramite l’esplosione degli apparecchi elettronici come fece coi membri di Hezbollah. L’Intelligence di Israele insinua il denaro fra i suoi avversari. Li studia, ne cerca falle e fragilità, corrompe alcuni soggetti, li compera. Gli prospetta un futuro altrove. L’ha fatto per decenni con una dirigenza piegata dalle sue debolezze come quella della palestinese Fatah, lo sta facendo ormai da oltre un decennio con Basij e Pasdaran. Generazioni agli albori motivate e incorruttibili, nonostante la povertà di certi suoi elementi. Col tempo sempre meno. Alcuni, nonostante taluni privilegi di Corpo, sono stanchi della causa e disillusi? Probabilmente. Senza le delazioni di questi Cavalli di Troia, umiliare il regime degli ayatollah sarebbe più complicato.


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