Ora che l’ipotesi già circolata nei giorni scorsi diventa notizia certa, finora non lo era poiché la nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, Mojtaba Khamenei secondogenito dell’assassinato Ali, era ferito e poteva morire, gli orizzonti geopolitici interno e internazionale assumono contorni variegati. Non secondario diventa un aspetto: Mojbata è stato ferito nell’attacco israelo-statunitense che ha ucciso il padre, altri comandanti dell’Esercito e dei Guardiani della Rivoluzione e ha soppresso suoi parenti prossimi. Entrambi i genitori, sua moglie e suo figlio, sua sorella e suo cognato. Un lutto diretto che s’assomma a quello del Paese posto sotto una proditoria aggressione. Questi eventi che segnano la psiche del nuovo leader, al di là del sostegno offertogli da alcuni grandi elettori dell’Assemblea degli Esperti (Qomi) e dalla ritrosia di altri (Larijani), possono porlo nella condizione di esasperare la propria rigidità conservatrice o renderlo flessibile verso le ipotesi d’apertura a trattative sostenuta fra i due aggressori dallo statunitense Trump. Diversamente dal sodale Netanyahu, intento solo ad applicare all’Iran il sistema distruttivo di Gaza, l’affarista della Casa Bianca pensa alle riserve energetiche iraniane e vorrebbe bissare la pratica venezuelana. Dunque accordarsi col potere locale per gestire e lucrare sui pozzi. Qualcosa di peggio di ciò che negli anni Cinquanta vedeva il presidente Mossadeq che nazionalizzò la produzione energetica. Sappiamo come finì: un golpe per insediare lo Shah Pahlavi. Tutti gli analisti, anche prossimi al tycoon statunitense, gli hanno ricordato: Teheran non agirà come Caracas. Lui comunque intende giocarsi questa carta. Sul fronte resistente iraniano la scelta ereditaria fra i Khamenei, pur contraddicendo le volontà del “grande vecchio”, possono significare: orgogliosa autodeterminazione davanti a un nemico che minaccia per il figlio lo stesso trattamento del padre; continuità con la conservazione d’un sistema basato sul ruolo del velayat- e faqih, contestato ieri e oggi da un pezzo dello stesso clero, ma comunque riproposto dai fedelissimi del sistema khomeinista; fermezza davanti all’aggressione straniera, pensando a rilanciare un consenso patrio da tempo sminuito da crisi economica e dalle contestazioni interne. Può anche accadere che ben oltre i suoi propositi Mojtaba divenga il simbolo e la maschera dietro cui agiscono i veri decisori della Repubblica soffocata da conflitti e opposizione politica: il clero principalista dei Qomi e Jannati e il partito dei Pasdaran, per ora detentori della forza seppure in uno Stato assediato.
Provato dalla distruzione degli edifici civili con conseguenti vittime fra la popolazione – dei 1339 morti per bombardamenti conteggiati gran parte sono cittadini, i militari e i miliziani finora risultano un numero ridotto – ma con una ricaduta sulla salute generale, dopo i bombardamenti rivolti a serbatoi di stoccaggio di carburante nella stessa periferia di Teheran e in taluni siti di raffinazione degli idrocarburi. L’affermano in queste ore scienziati anche occidentali: il rischio salute per la gente comune è elevatissimo. Zolfo, azoto, acido solforico, acido nitrico incombono sulle loro teste. Alle bombe esplosive Israele e Stati Uniti aggiungono un ennesimo crimine: la bomba ecologica. Gli idrocarburi policiclici aromatici liberati nell’atmosfera dall’esplosione di quei depositi se respirati possono scatenare effetti cancerogeni. L’ha ribadito in un programma televisivo italiano una ricercatrice del Cnr: “… tali idrocarburi sono sostanze organiche che si combinano con altri elementi presenti, ad esempio, nel suolo perciò possono venire assorbiti dalle coltivazioni ed entrare nel ciclo alimentare”. Nell’aria inquinata e annerita da nembi di fumo s’annidano metalli pesanti con effetti ossidanti causa d’infiammazioni del sistema respiratorio. Talune testimonianze dalla capitale dicono che in queste ore cadono piogge acide, il pericolo della contaminazione delle falde e del terreno sono elevatissimi. Le autorità stanno imponendo alla popolazione di restare al chiuso e al coperto, chi deve necessariamente recarsi all’esterno dovrà proteggersi con mascherine per limitare gli effetti tossici dei vapori. L’impatto immediato e a lungo termine sulla salute sono assicurati. Un ennesimo motivo per elevare l’ostilità verso un aggressore che attenta alla vita non solo della stirpe Khamenei, ma della gente iraniana.


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