Non manca di realismo e cinismo l’uomo che da quasi trent’anni, a seconda dei punti
di vista, dirige o tiranneggia la Turchia, il premier e presidente di lungo
corso e percorso, Recep Tayyip Erdoğan. Nel summit Nato
organizzato in questi giorni ad Ankara, cogliendone il tratto di pragmatica
furfanteria il re dei Capi di Stato-canaglia Donald Trump lo teneva sottobraccio.
Sorrisi, strette di mano e piani di sedicente difesa, ma soprattutto affari d’un
pezzo di mondo armato, quello che tuttora esiste e resiste al secondo Dopoguerra
targato North Atlantic Treaty Organisation. Nell’incontro c’erano tutti
i bastioni dell’autoproclamata democrazia globale coi capifila dell’Unione
Europea a trazione militarista ben incarnata da Frau Von der Leyen. Incontri,
colloqui, accordi e un hediye confezionato in una scatola rossa e nera.
Qualcuno dei partecipanti non l’ha neppure aperto, ficcandolo in valigia e
scoprendo il contenuto in aeroporto o giungendo a casa propria; altri ne hanno scrutato
il contenuto e l’hanno considerato bizzarro (sic). L’ormai ex premier
britannico Starmer e il collega tedesco Merz hanno lasciato il dono in terra
turca. Dentro quei cofanetti vellutati i membri dei Paesi dell’Allenza
Atlantica hanno trovato un revolver, modello Gumusay 357 Magnum, prodotto
da Makine ve
Kimya Endüstrisi, storica
armeria bellica turca risalente addirittura al Tophane-i Amire, l’Arsenale
reale ottomano. Tradizione dopo
tradizione l’industria è stata conservata dal kemalismo oltre Atatürk ed è attuale fiore (di piombo) all’occhiello
della Repubblica di Turchia targata Akp-Mhp, la ferrea coalizione di
governo. Conta dodici stabilimenti, ottomila dipendenti, esporta in ventinove
Paesi. Insomma è un vanto dell’economia nazionale e dell’orgoglio presidenziale
anatolico, ma non diversa dalla “fierezza” delle transalpine KNDS France
e Thales, delle teutoniche Diehl Defence e Sig Sauer, di BAE
Systems e MBDA britanniche e dei “gioielli“ nostrani Leonardo
e Beretta. Visto il contesto e le aspirazioni dei partecipanti, lo
scaltro Erdoğan, che già nell’ultima campagna presidenziale per lui nuovamente
vincente (2023) aveva dedicato comizi e propaganda alla capacità industriale turca
non disdegnando il settore bellico, propone ad alleati cultori dei conflitti, un
simbolo di prodotto “genuino” e tascabile, magari da tenere su tavoli di
trattative, in certi casi, irruente. Fra i leader che hanno intascato il regalo
senza commentare c’è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Gli informati
dicono che l’arma sia stata depositata a Palazzo Chigi insieme ad altri doni.


Nessun commento:
Posta un commento