venerdì 10 luglio 2026

Le pistole di Erdoğan

 

  Non manca di realismo e cinismo l’uomo che da quasi trent’anni, a seconda dei punti di vista, dirige o tiranneggia la Turchia, il premier e presidente di lungo corso e percorso, Recep Tayyip Erdoğan. Nel summit Nato organizzato in questi giorni ad Ankara, cogliendone il tratto di pragmatica furfanteria il re dei Capi di Stato-canaglia Donald Trump lo teneva sottobraccio. Sorrisi, strette di mano e piani di sedicente difesa, ma soprattutto affari d’un pezzo di mondo armato, quello che tuttora esiste e resiste al secondo Dopoguerra targato North Atlantic Treaty Organisation. Nell’incontro c’erano tutti i bastioni dell’autoproclamata democrazia globale coi capifila dell’Unione Europea a trazione militarista ben incarnata da Frau Von der Leyen. Incontri, colloqui, accordi e un hediye confezionato in una scatola rossa e nera. Qualcuno dei partecipanti non l’ha neppure aperto, ficcandolo in valigia e scoprendo il contenuto in aeroporto o giungendo a casa propria; altri ne hanno scrutato il contenuto e l’hanno considerato bizzarro (sic). L’ormai ex premier britannico Starmer e il collega tedesco Merz hanno lasciato il dono in terra turca. Dentro quei cofanetti vellutati i membri dei Paesi dell’Allenza Atlantica hanno trovato un revolver, modello Gumusay 357 Magnum, prodotto da Makine ve Kimya Endüstrisi, storica armeria bellica turca risalente addirittura al Tophane-i Amire, l’Arsenale reale ottomano. Tradizione dopo tradizione l’industria è stata conservata dal kemalismo oltre Atatürk ed è attuale fiore (di piombo) all’occhiello della Repubblica di Turchia targata Akp-Mhp, la ferrea coalizione di governo. Conta dodici stabilimenti, ottomila dipendenti, esporta in ventinove Paesi. Insomma è un vanto dell’economia nazionale e dell’orgoglio presidenziale anatolico, ma non diversa dalla “fierezza” delle transalpine KNDS France e Thales, delle teutoniche Diehl Defence e Sig Sauer, di BAE Systems e MBDA britanniche e dei “gioielli“ nostrani Leonardo e Beretta. Visto il contesto e le aspirazioni dei partecipanti, lo scaltro Erdoğan, che già nell’ultima campagna presidenziale per lui nuovamente vincente (2023) aveva dedicato comizi e propaganda alla capacità industriale turca non disdegnando il settore bellico, propone ad alleati cultori dei conflitti, un simbolo di prodotto “genuino” e tascabile, magari da tenere su tavoli di trattative, in certi casi, irruente. Fra i leader che hanno intascato il regalo senza commentare c’è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Gli informati dicono che l’arma sia stata depositata a Palazzo Chigi insieme ad altri doni.  


 

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