domenica 24 maggio 2026

Belucistan esplosivo

  


Portavano soldati a Quetta, capoluogo della calda e ribelle provincia del Belucistan pakistano. Li portavano in treno. Nell’area montuosa di Chaman Phatak, a neppure una trentina di chilometri dalla città, stamane c’è stata una terribile deflagrazione udita, a detta delle agenzie, a notevole distanza. L’esplosione ha fatto deragliare la locomotiva e tre vagoni, altri due si sono ribaltati. I morti accertati sono ventiquattro, i feriti oltre cinquanta, alcuni in gravissime condizioni. Un’ipotesi parla d’un attentato suicida, col kamikaze che viaggiava su quel treno dove i militari erano mescolati ai civili. Un’altra pensa a una bomba sistemata nella stazioncina della località sfiorata dal treno, fatta brillare sempre da un attentatore sacrificatosi nell’agguato oppure tramite un comando a distanza. Certi gli autori: i miliziani di Fitna al-Hindustan noto anche come Esercito di Liberazione del Balucistan (Bla), un gruppo separatista attivo dal Duemila nella regione di cui rivendica l’autonomia. Accanto alle dichiarazioni di prammatica di alcuni politici locali e nazionali, fra cui il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi sulla necessità di stroncare la crudele attività terroristica che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile, l’intento separatista dei gruppi beluci e la prassi sanguinaria dei loro attentati prosegue imperterrita e irrisolta da un quarto di secolo con un’impotenza nel trovare soluzioni delle amministrazioni che si succedono. Né i governi del Partito Popolare Pakistano, creatura del clan familiare Bhutto e dei suoi epigoni, né quelli del clan rivale Sharif, inventore della Lega Musulmana N tutti fautori di pratiche repressive, ma neppure l’esecutivo del Tereek-e-Insaf dell’ex premier Khan, dialogante con certi gruppi jihadisti però non coi beluci, sono riusciti a placare gli animi. Le richieste del Fitna al-Hindustan che reclama il separatismo si scontrano con le chiusure del Parlamento di Islamabad, convinto in tutti i suoi schieramenti che una simile concessione sarebbe deleteria per lo Stato centrale, vista la diffusa presenza dell’islamismo fondamentalista organizzato (Tereek-e-Taliban, Lashkar-e-Taiba, Lashkar-e-Jhangvi le componenti più numerose e attive). Infatti qualsiasi apertura risulterebbe un vantaggio regionale per lo storico nemico indiano, di cui si vociferano aiuti neppure tanto celati proprio a favore dei ribelli. 


Delhi nega ma fra le voci delle Intelligence l’insinuazione è radicata. Del resto proprio i militari pakistani e la loro agenzia (MI) che unisce le ricognizioni segrete delle armate di terra, cielo e aria, nei decenni s’è trovata a doversi guardare le spalle dalla struttura principale (Inter Services Intelligence) che, pur formata da ex ufficiali militari, in diverse occasioni ha mostrato strategie autonome dagli interessi dei propri governi e pure da quelli della nazione. A seguito di quest’ennesimo attentato è lecito porsi una serie di domande. Come mai l’esercito faceva viaggiare i soldati su un treno civile? La presenza di passeggeri poteva prestare agli attentatori un terreno di facile infiltrazione. Forse si è pensato che la presenza di cittadini potesse disincentivare il Bla dall’eseguire attacchi? Difficile crederci poiché questo gruppo ha moltissimi precedenti di attentati in luoghi pubblici con spargimento di sangue fra incolpevoli civili. Semplice sottovalutazione del pericolo? Forse no. Anzi, mentre alcuni commentatori vicini al premier Sharif rilanciano l’idea che Research and Analysis Wing (i Servizi di Delhi) in questa fase stiano affiancando i fondamentalisti pakistani, c’è chi ipotizza una volontà militare e governativa d’incrudire l’instabilità interna per coinvolgere il gigante cinese, colpito negli affari proprio dal terrorismo beluco. In più occasioni il Bla ha dichiarato guerra aperta al corridoio economico sino-pakistano incentrato sul porto di Gwadar, perno del trasporto merci di parecchie aziende cinesi. All’iniziale preoccupazione per il terrorismo islamista ora Pechino mostra l’esigenza di trovare soluzioni aiutando il Paese colpito perché con questo difende i suoi interessi. Osservando cos’è accaduto negli ultimi anni nel Ladakh himalayano a Islamabad ormai pensano che la temporeggiatrice Cina diventa pragmatica quando qualcuno le calpesta i piedi. E si può averla, oltre che partner economica, anche alleata nel conflitto anti beluco per la sicurezza interna e in quello geostrategico con l’India.

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